Rispondere alle questioni classiche del giornalismo (chi, come, cosa, dove, quando, perché?) è un modo semplice di definire la propria identità. Un esercizio banale, che tuttavia non sfugge al brivido dell’imprevisto. Per fortuna, qualcosa scappa tra le righe e sorprende chiunque si costringa ad osservarsi, a definirsi al cospetto dell’altro che legge. E’ come il preludio di un incontro.

CHI

Aletheia è un’associazione no profit volta a disvelare la verità attraverso l’opera del pensiero. Il suo obiettivo è favorire, produrre, diffondere idee incandescenti, al fine di giungere a una praxis attentamente progettata. Pertanto promuove l’intersezione delle diverse discipline dello scibile contemporaneo, dalle scienze umane a quelle dure, divenendo fucina di un nuovo umanesimo.

Ponte fra “le due culture”, umanistica e scientifica, Aletheia promuove eventi, conferenze, sessioni di studio con personalità di spessore di ciascuna disciplina.

Divulga con ogni mezzo risultati, teorie e scambi creativi e generativi.

COSA

Aletheia, la verità, non si consegna mai nuda, ma ama nascondersi dietro al luccichio delle apparenze fenomeniche. Va dunque “disvelata” attraverso lo sforzo della ragione. Si tratta di un lavoro faticoso ma degno d’essere compiuto, poiché è il solo che ci renda pienamente umani.

Il teologo crede che la Verità si riveli per grazia divina nell’Apocalisse, l’atto definitivo con cui l’Essere si rivela. Il filosofo, invece, è destinato a cercarla, a scovarla nel mondo e nella storia; essa non dimora conchiusa nel passato, come un “logos ante mundum”, come un “arché” già dato e condannato a ripetere eternamente se stesso. La Verità rivela l’Essere… Ma l’Essere diviene, è aperto al futuro, sempre incompiuto: “Ehyeh asher ehyeh”, “Io sarò ciò che sarò”. Se l’Essere è inesauribile, cercare la Verità non è rimemorazione ma ricerca incessante, viaggio, scoperta.

Tendere al disvelamento è cruciale oggi, quando gli sconvolgimenti geo – economico – politici, tecnologici e culturali rischiano di travolgerci, se non ci attrezziamo per comprendere la verità che dietro a essi si cela.

Crediamo, dunque, nel pensiero, nel suo sviluppo e nel suo potenziamento come strumenti per uscire dall’ambiguità e dall’inessenza cui saremmo altrimenti consegnati.

COME

Non ci interessa “rilassarci”, come imporrebbe il supermarket del benessere attuale nel suo tentativo di indurci a “svuotare la mente”. Il “mantra” dell’evasione di massa serve solo a renderci sereni perché sedati, appagati perché stiamo consumando il prodotto facilitante di turno, sia esso una vacanza, una tisana o un aperitivo. In questo modo non siamo mai fieri di noi stessi. Non siamo mai felici davvero. Rinchiudendoci in una “presentificazione” rinunciataria e arresa, ci priviamo della vitalità e dell’espressione di noi stessi che solo un’attiva progettazione del futuro, un suo presidio “da protagonisti” può restituire.

Neuroscienze e psicoanalisi insegnano che la mente umana nasce per ospitare contenuti, invece che tendere al vuoto. Il cervello brama paesaggi, scenari, utopie. Desidera giocarci per esprimere la sua unicità. E in questo giocare gusta l’energia, il potere, la forza del cimento.

Aletheia crede nel cimento, anziché nel rilassamento. Inoltre, il pensiero in cui crede è profondamente radicato nel sentire. Si tratta di una biofilia che si pone eticamente al servizio dell’umanità futura e che cerca di salvarla dalle sue stesse pulsioni autodistruttive.

Come fare, però?

Occorre dotare di senso la presenza umana nel mondo. Serve recuperare una progettualità critica nei confronti di una tecnica e di un mercato acefali, sempre più pericolosi in quanto sempre più potenti.

Il nuovo umanesimo di Aletheia desidera, insomma, emancipare l’uomo da un’abulia che idoleggia la tecnica e renderlo capace di soluzioni creative e vitali, degne delle più alte produzioni dell’ingegno.

PERCHE’

Tra umano e postumano, in un mondo oligarchico controllato dalla finanza e dai Big Data, le sfide di oggi rischiano di travolgerci. Occorre attrezzarsi dotandosi di visioni potenti, consci che “non vi è nulla di più pratico di una buona teoria”. Questo noi intendiamo per nuovo umanesimo, o meglio, umanesimo assoluto.

Un breve elenco dei temi più urgenti può farci riflettere sul peso di quanto stiamo attraversando: se l’Europa e la supremazia dell’Occidente sono al tramonto, cosa verrà dopo? Davvero assistiamo allo scontro tra civiltà? Gli stati nazionali sono sul serio condannati a sparire? Quali saranno gli effetti dell’aumento smisurato delle disuguaglianze sociali? Il prodigioso sviluppo delle tecnologie informatiche gestite da un manipolo di multinazionali ha natura emancipativa o regressiva? E quale sarà il risultato della crescente colonizzazione della vita e del mondo da parte dell’Intelligenza Artificiale? Dobbiamo considerare salvifiche le biotecnologie che pretendono di prolungare oltre limiti impensabili la durata della vita? Che pensare della simbiosi integrale uomo-macchina (cyborg) che esse propongono?

Affinché l’umanità distratta si rassegni a questi incalzanti mutamenti, essi vengono presentati da chi li produce come ineluttabili. “Se Dio è morto tutto è permesso”, scriveva Dostoevskij.

E’ permesso, anzi prescritto, credere nella potenza prometeica della tecnica, rimpiazzare le vecchie fedi religiose con il mito dell’infallibilità della scienza, venerare i suoi apprendisti stregoni come demiurghi. Sono tali e tanto minacciosi i mutamenti che l’umanità, smarrita, non sembra attrezzata a giudicarli, quindi a difendere se stessa. Servirebbe una consapevolezza del pericolo, invece prevale l’illusione che la connessione e l’informazione in tempo reale significhi conoscere e sapere. Il caleidoscopio accecante della rete, con il suo ammasso disordinato di frammenti, ottenebra le menti, spinge oltre ogni limite una solitudine egotica, rende l’uomo più oscuro e nemico a se stesso. Contro la tenebrosa atomizzazione, vale ricordare quel che scrisse Aristotele: “L’uomo è “animale politico”, ovvero un essere sociale la cui essenza è nella comunità, nella relazione appassionata con gli altri.

DOVE

Fulcro di questa “rinascita culturale” è Bologna, culla del sapere poiché sede della prima Università al mondo, nata qui nel 1088.

QUANDO

Eventi, rassegne o sessioni di studio avvengono lungo tutta la durata dell’anno.

IN PRATICA

Cerchiamo idee rivoluzionarie al crocevia tra filosofia, scienze, storia, psicoanalisi, sociologia, arte, poesia, letteratura. Mettiamo in contatto cervelli, speranze, progetti in un’officina del pensiero volta a inventare un futuro più umano.

Privilegiamo gli eventi, la formazione permanente, le tavole rotonde, i seminari residenziali, perché crediamo che l’appartenenza all’agorà sia il cemento emotivo dell’entusiasmo, della passione nel conoscere e nel produrre opere significative con gli altri.

Non solo convegni in cui esperti delle discipline espongono le loro idee, ma cicli di approfondimento e formazione permanente.

Le aperture ad altri continenti ci consentono di collaborare con associazioni culturali internazionali, oltre che di espanderci grazie a collaborazioni eccellenti.

Atti di conferenze e convegni, articoli e contributi vogliono essere semi gettati nell’anima di ognuno dei presenti, ma anche di potenziali lettori di articoli e saggi di editoria cartacea e sul web.